CALL THE BLUFF – Beatrice Scaccia | ARTRIBUNE


Artribune / www.artribune.com / 26.05.2016

Dipingere l’incompletezza. Beatrice Scaccia a New York by Giovanni Viceconte

 

Cara Gallery, New York – fino all’11 giugno 2016. La galleria newyorchese ospita “Call the Bluff”, la personale dell’artista italiana Beatrice Scaccia, di base nella Grande Mela dal 2011. Un’umanità colta in uno stato di sospensione e di incompletezza, che svela nell’esplicitazione delle forme umane un’esistenza anonima, costruita da gesti casuali e ripetitivi, connessi agli aspetti profondi dell’esistenza.

PITTURA A NEW YORK

Nel cuore di Chelsea, a pochi passi dal parco lineare High Line e sulla stessa via delle note Gagosian, Gladstone e Mary Boone, Cara Gallery fa da sfondo alla mostra personale di Beatrice Scaccia, che ha alle spalle anche un’esperienza nello studio di Jeff Koons e alcune esposizioni in contesti internazionali. Nata nel 1978, in una piccola cittadina dell’Italia centrale, in questo progetto la Scaccia descrive un’umanità in uno stato di sospensione e di incompletezza, mostrando, ancora una volta, una solida preparazione pittorica, un preciso studio della figura umana e una costruzione iconografia, che si ricollega a temi rinascimentali e tardo settecenteschi. Dalla propensione per i toni scuri di Van Eyck, alla potente corporeità di Goya, dal realismo malinconico di Van Gogh al mondo artistico sospeso dell’arte Metafisica.

Gli spazi della Cara Gallery, fondata da due giovani fratelli italiani, Irene e Marco Cassina, accolgono il visitatore con una serie di grandi disegni (realizzati con grafite, gesso, e cera applicata con un ferro da stiro) e una sequenza di piccoli lavori su pannelli di legno, che rappresentano una sorta di passaggio naturale verso l’evoluzione della tecnica artistica dei dipinti su tela, esposti nella seconda sala e realizzati dalla Scaccia appositamente per la galleria.

IL FASCINO DELLA SOSPENSIONE

Nei lavori esposti gli esseri umani sono ricoperti di sciarpe, cappelli e di un abbigliamento ampio, che li rende indefiniti e senza una precisa identità, ma, allo stesso tempo, i soggetti sono dotati di un’esistenza materiale, che rimanda all’inconsistenza e al vuoto del nostro tempo. Anche questa mostra è in linea con la poetica dell’artista, da sempre affascinata dai gesti casuali e ripetitivi e per questo apparentemente incomprensibili e sospesi. Nelle opere, infatti, i personaggi/attori, opportunamente mascherati, fluttuano come in una coreografia teatrale, generata da flussi di colori e “suoni cromatici”.  Quadri viventi, in cui l’umanità è raffigurata in uno stato di “passaggio sospeso e d’incertezza” fra ciò che è stato costruito e ciò che di lì a poco potrà avvenire. Anche lo spettatore che entra negli spazi della galleria è posto in relazione diretta con i personaggi dipinti, capaci di determinare un coinvolgimento non solo visivo, ma anche emotivo e d’identificazione.

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Photo Credits:
Installation view of Call the Bluff – Beatrice Scaccia, Cara Gallery, photo by Federico Possati, Courtesy of Cara Gallery LLC

 


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